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ponte

"Siamo consapevoli - scrivono professionisti del calibro di Daniel Libeskind - che non spetta alla scienza e all'ingegneria stabilire se costruire un ponte o meno, ma compete loro difendere un progetto se infondatamente bistrattato con conseguenze che potrebbero determinare la dissipazione di un grande patrimonio ingegneristico, scientifico e socioeconomico". L'idea del ponte di Messina sarebbe piaciuta a Fizcarraldo, un ponte a campata unica lunga il doppio del attuale record mondiale in una zona ad elevato rischio sismico.


Le grandi imprese sono sempre affascinanti, il ponte sullo stretto di Messina è una grande impresa, personalmente ho sempre ammirato i ponti, sono strutture che emozionano anche per la loro valenza simbolica di unione. Quando si passa dal sognare un'opera grandiosa al realizzarla, sarebbe giusto chiedersi se siamo già pronti a fare questo passo, ovvero, se con tecnologie ancora da inventare si potrebbe compiere l'opera con più leggerezza e con un impatto ambientale minore. Per spiegarmi meglio vorrei raccontare un'altra storia:

In Patagonia, nel Campo de Hielo Sur, una spedizione alpinistica tentò di raggiungere, la più inaccessibile vetta al mondo, sfidando quasi un chilometro di granito e di ghiaccio con condizioni climatiche avverse. Dopo diversi giorni di attesa in una grotta di ghiaccio sotto la montagna il terzo componente del gruppo decise di non attendere più i sui due compagni saliti sulla montagna, ma quando prima di andarsene, per l'ultima volta guardò la parete scorse qualcosa. Andò a vedere, era uno dei due compagni, più morto che vivo, con il viso congelato e capace solo di sussurrare il nome del compagno perso. Così è iniziata la più grande di tutte le controversie del alpinismo. L'alpinista raccontò di aver raggiunto la vetta e di aver perso il compagno durante la discesa, ma non fu mai creduto, dubitarono della sua impresa e descrissero come fantasia il suo racconto della salita. Così infuriato dalle polemiche tornò e salì nuovamente sulla torre di granito armato di un compressore a benzina di 150 kg, lasciò 400 chiodi sulla parete, vi passò più di 50 notti mangiando una volta al giorno scongelando il cibo tra le gambe. Quando arrivò in cima decise di togliere tutti i chiodi che aveva piantato, ma venne sopraffatto dal cattivo tempo e forse dalla stanchezza, i chiodi rimasero lì con il compressore appeso alla parete a testimoniare la fatica e gli sforzi di un impresa titanica. Le polemiche sulla prima ascensione però non si placarono, continuarono per decenni, al famoso alpinista quando gli si chiede della montagna risponde: "vorrei che si riducesse ad un cumulo di macerie". La parete oramai viene salita da giovani scalatori senza l'uso dei chiodi.

Non mi interessa portare avanti un dibattito per chiarire la questione, se qualcuno è stato o no in cima ad una montagna, o se sia possibile o no costruire una grande opera. Il fatto è che le imprese alla "Fizcarraldo" non parlano al mio cuore. Non si tratta solo di raggiungere uno scopo, gli sforzi titanici, grandi battaglie contro la natura dovrebbero lasciare spazio all'armonia ed alla leggerezza. Forse dovremmo chiederci se sia il caso di lasciare degli spazi anche per le generazioni future, e queste magari riusciranno a trovare le soluzioni ai problemi con più serenità.

 

Ivo Buda

 


 

image from: Shötei Hokuju - Saruhasi Bridge in Kai Province (1818), Japan

 

Links:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_sullo_Stretto_di_Messina

http://it.wikipedia.org/wiki/Cerro_Torre

http://it.wikipedia.org/wiki/Fitzcarraldo